Thriller trope

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Schemi ricorrenti nei nostri amati thriller

Avete mai sentito parlare di trope? È una parola molto diffusa sui profili social dedicati ai libri, soprattutto il quelle lande di internet in cui si parla soprattutto di romance. È proprio nel mondo dei romance che assistiamo all’uso più insistente di questa parola, ma in pochi sanno davvero cosa significa. Se dovessimo trovare una definizione, per quanto riduttiva, potremmo dire che i trope sono schemi narrativi ricorrenti: elementi, situazioni, tipologie di personaggi o dinamiche spesso reiterate all’interno delle storie, che hanno il compito di fornire al lettore un rifugio, qualcosa a cui tornare, magari prevedibile ma senza dubbio di conforto. Provo a farvi un esempio utilizzando romanzi canonici del genere: Due cuori in affitto di Felicia Kingsley e Il visconte che mi amava di Julia Quinn, pur essendo romanzi molto diversi tra loro, sono accomunati dall’uso dello schema denominato enemies to lovers in cui i protagonisti, legati inizialmente da un astio reciproco, finiscono per innamorarsi. Io non sono una grandissima esperta di trope – è un mondo davvero sconfinato – ma se volete approfondirli vi rimando ad una recente uscita di Il Castoro OFF, Trope di Alice Doublier, che è quasi una Bibbia. 

Anche se la presenza di trope sembra un elemento nuovo nella narrativa, trova in realtà le sue radici nella storia della letteratura: già nell’antica letteratura greca era ricorrente l’uso di topoi, anche se si trattava di motivi ricorrenti più astratti. Uno dei primi trope – anche se sembra strano dirlo – è quello del nostos (il ritorno a casa) tipico dell’Odisseaomerica e dell’Eneide virgiliana. 

Se trope topoi, convivendo, sono presenti in tutti i generi letterari sin dall’albore dei tempi mi sono chiesta: possiamo individuare dei trope per i thriller? È ciò che proviamo a fare in questo speciale approfondimento. Visto che speriamo in qualche modo di riuscire a creare una sorta di compendio, troverete alcuni nuovi nomi che vogliamo attribuire a questi trope: speriamo vi piacciano. Cominciamo?

Serial killer trope

Accenniamo solo rapidamente al primo dei nostri trope perché sul mio profilo Substack trovate una newsletter contenente consigli specifici sul tema. Se si pensa al mondo dei thriller – anche connesso al panorama di film o serie tv – si torna sempre all’immagine del serial killer perché sin dagli albori dell’umanità è spasmodico il desiderio di comprendere la mente umana anche di chi si macchia di efferati delitti.

Menzioniamo un grandissimo classico del sottogenere, American psycho di Bret Easton Ellis (Einaudi, 2014) che incarna perfettamente la duplice natura dei serial killer, costantemente divisi tra la loro facciata di individui perfetti e la loro vera oscura natura. Patrick Bateman è giovane, ricco, bello, frequenta locali esclusivi, è amato da tutti, è definito il «ragazzo della porta accanto». Eppuure, Patrick nasconde un lato oscuro, quando scende la notte si trasforma in un torturatore omicida, freddo e spietato. Menziono poi un romanzo di grandissimo rilievo che è troppo poco consigliaro, divenuto famoso solo dopo la realizzazione della serie tv per Netflix, altrettanto ben fatta: L’uomo delle castagne di Soren Sveistrup (Rizzoli, 2020) racconta le perversioni e le fissazioni di un serial killer dalla mente complessa le cui vittime sembrano non avere alcun legame tranne un piccolo cinelio lasciato accanto ai loro corpi.

Se, invece, volete interrogarvi sulla reale natura degli assassini seriali vi consiglio di recuperare Predatori di Stefano Nazzi (se volete, qui ne riflettiamo insieme), un saggio che racconta le storie di alcuni dei più spietati serial killer della storia americana.

Hospital trope

Le malattie mentali fanno spesso paura. Sono imprevedibili, inconoscibili, tramutano persone comuni in esseri umani pericolosi, incapaci di controllo, spesso terribili. È proprio in questa paura della malattia che affonda le radici l’hospital trope, uno schema narrativo ricorrente che raccoglie storie ambientate all’interno di ospedali psichiatrici e che si concentrano soprattutto sul rapporto dei pazienti con figure autorevoli, spesso dottori o difensori della legge. Ad affrontare la malattia mentale sono spesso gli psichiatri, medici impegnati nella cura e nella tutela dei pazienti, che intrecciano con loro spesso dinamiche complesse.

È il caso, ad esempio, del romanzo La paziente silenziosa di Alex Michaelides (Einaudi, 2019) in cui al dottor Theo Faber, psicologo criminale, viene affidato il caso di Alicia Berenson, giovane artista che, anni prima, ha sparato cinque colpi al volto di suo marito. Da quel giorno, Alicia si è chiusa in un mutismo impenetrabile da cui il dottor Faber dovrà aiutarla ad uscire per poter fare i conti con quanto accaduto quella notte misteriosa. Segue la medesima scia una recentissima uscita in casa Newton Compton editori, La paziente del reparto 9  (2026) in cui è Laura Winters a richiedere l’aiuto di Emma, un’altra terapeuta, per risolvere un misterioso caso in cui è implicata. Menzioniamo solo un classico del genere, La psichiatra di Wulf Dorn (TEA, 2011).

Talvolta, però, l’oscurità di ambienti come l’ospedale psichiatrico può essere il teatro di vicende criminali orribili, sparizioni misteriose e brutali omicidi, le porte chiuse possono nascondere terribili segreti. Ne è un esempio il romanzo Shutter island di Dennis Lehane (Longanesi, 2021) – di cui forse conoscerete il celebre adattamento di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio – che vede l’agente federale Teddy Daniels indagare su una scomparsa proprio all’interno di un inquietante manicomio situato su un’isola. Come ogni schema narrativo, anche l’hospital trope può abbracciare anche altri trope, come la presenza degli assassini seriali (di cui parleremo più distesamente in un’altra newsletter): in Il ladro di anime di Sebastian Fitzek (Einaudi, 2019) un terribile serial killer, il ladro di anime, terrorizza pazienti e personale di una clinica psichiatrica nei pressi di Berlino. L’indagine spetta al dottor Caspar, ex chirurgo, che deve comprenderne il modus operandi che riduce le vittime a involucri senza vita e studiarne gli indovinelli disseminati. In linea con questo sottofilone è anche L’internato di Sebastian Fitzeck, una recentissima pubblicazione Fazi editore (vi lascio qui anche una recensione).

Child lost

Uno dei trope più delicati ma al contempo capaci di attrarre i lettori è il child lost. Nell’ambito della cronaca nera, i reati che coinvolgono bambini sono sempre i più difficili da gestire, suscitano emozioni complesse, si inseriscono nei cuori della gente e ne toccano le corde più profonde. Eppure, è indubbio che ithriller che contengono racconti di bambini scomparsi o omicidi di minori attraggono i lettori che, forse, vogliono scontrarsi con argomenti così complessi scegliendo il mezzo della finzione. 

Basti pensare al recente caso mediatico di Il dio dei boschi di Liz Moore (NNE, 2023) divenuto un romanzo di immenso successo dopo la menzione da parte di Taylor Swift (vi lascio qui l’articolo in cui ne parliamo) ma che affronta in realtà il complesso tema della scomparsa di due bambini. Qui Liz Moore racconta la scomparsa, durante una vacanza al campo estivo, della giovane Barbara Van Laar, figlia dei proprietari del campo, e come questa misteriosa sparizione sembri collegarsi ad un’altra scomparsa che, anni prima, aveva già coinvolto i Van Laar: quella del loro figlio ancora bambino, Bear, svanito nel nulla proprio in quei boschi. 

Molto spesso i casi che riguardano bambini sfociano nella serialità, arrivando a connettersi alle vicende di assassini seriali. Citiamo Nel bosco di Tana French (Einaudi, 2020) in cui il detective Rob Ryan inizia a sospettare che l’omicidio di una bambina di dodici anni sia collegabile ad alcune misteriose scomparse avvenute quando lui era un ragazzino. Possiamo poi menzionare anche un thriller forse meno canonico, ma in cui il rapimento misterioso di alcuni bambini è il perno da cui inizia la storia. In Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme, 2017) un uomo rapisce trentadue bambini in sedici anni, restituendoli sempre illesi alle famiglie. Quando Greta, la figlia di uno dei bambini rapiti trent’anni prima, scompare e viene ritrovata senza vita, inizia una feroce caccia all’uomo.

Ad interessare e coinvolgere il lettore sono poi quelle storie che analizzano la psicologia dei bambini, che ne rivelano le sfaccettature e ciò che sembra difficile da comprendere, che permettono di conoscere l’origine di piccole menti. Ne è un esempio il romanzo La mia prediletta di Romy Hausmann (Giunti editore, 2023) in cui una donna viene ritrovata sul ciglio di una strada priva di sensi e senza documenti insieme a sua figlia, Hannah. Quando viene interrogata dagli agenti, Hannah ripete solo che la madre si chiama Lena, ma ha un comportamento sospetto: non conosce il cognome della famiglia, né il nome del padre, né hanno una casa, vivono in una capanna nel bosco perché «nessuno deve trovarli». Se storie come questa fanno al caso vostro, menziono solo velocemente – perché non si tratta di un’opera di finzione ma di un’inchiesta giornalistica – il libro Veleno di Pablo Trincia (che trovate anche come podcast) che affronta proprio un caso di cronaca nera il cui è la mente dei bambini ad essere centrale. Una menzione speciale va a Il bambino silenzioso di Sarah A. Denzil che consiglio in audiolibro.

(Im)perfect marriage

Si sa, il genere umano è sempre incuriosito dai segreti. Amiamo sbirciare ciò che si nasconde dietro le porte chiuse, origliare discorsi che non dovremmo ascoltare, vedere cadere il velo di perfezione con cui copriamo le nostre vite. È per questa nostra curiosità quasi morbosa che ci spinge a cercare il marcio dove non dovremmo, negli angoli più intimi delle vite altrui: da qui nasce il (im)perfect marriage. Si tratta di un trope che trova il proprio centro all’interno di matrimoni all’apparenza perfetti che, dietro le loro facciate, nascondono imperfezioni e oscuri segreti.

Il più lampante degli esempi è forse L’amore bugiardo di Gillian Flynn (Rizzoli, 2016) – divenuto celebre anche grazie all’omonimo film con Ben Affleck e Rosamund Pike – che ruota intorno al matrimonio idilliaco dei due protagonisti. Amy e Nick, infatti, si conoscono ad una festa e tra di loro è subito colpo di fulmine che culmina in un matrimonio elegante, nell’acquisto di una bellissima casetta a Brooklyn e in serate felici sul divano. Qualche anno dopo, tutto precipita, Amy e Nick sono costretti a spostarsi in una provincia sperduta e, piano piano, qualcosa nel loro rapporto si incrina fino a quando, la mattina del loro quinto anniversario, Amy scompare nel nulla e i sospetti di chi indaga si concentrano proprio su Nick. 

Possiamo menzionare anche un romanzo che, qualche anno fa, ha fatto parlare l’intero mondo del booktok proprio per l’inatteso colpo di scena: quando si comincia a leggere La coppia perfetta di B.A. Paris (TEA, 2020) si pensa davvero di trovarsi di fronte a due anime gemelle, perché Jack e Grace sono altolocati, belli, di successo e perfettamente compatibili, sembrano costruiti per condividere le loro vite. Ma in romanzi come questo «sembra» è sempre la parola chiave, perché se si scava un po’ più a fondo, la mente si riempie di domande, si inizia a chiedersi come mai Grace non abbia un telefono, o come mai non abbiano figli ma Grace abbia comunque lasciato un lavoro che amava, perché la finestra della camera che condividono abbia le sbarre, come mai la donna non abbia nessun amico e non esca mai di casa senza suo marito. 

E sul dualismo tra relazione imperfetta e fine del rapporto gioca la duologia di Jeneva Rose, autrice di Il matrimonio perfetto (Newton Compton editore, 2024) e del recentissimo sequel Il divorzio perfetto (Newton Compton editore, 2026). In Sarah Morgan è un avvocato di immenso successo, ed è sposata con un uomo che la ama moltissimo, Adam, da cui da tempo si sente un po’ distante. Adam è uno scrittore, ma è in un periodo di grande crisi e trascorre spesso il suo tempo lontano da casa, in una piccola dimora sul lago di proprietà di entrambi. È dietro le porte di questa casa che Adam ha una relazione con una giovane donna, Kelly Summers. Una mattina, quasi all’improvviso, Adam viene arrestato: il corpo senza vita di Kelly Summers è stato trovato proprio nella sua casa al lago. Adam ha solo un modo per salvarsi: farsi difendere da Sarah.

Cold case

Tra il 2003 e il 2010 è andata in onda una serie bellissima, Cold case, che raccontava il difficile compito di alcuni poliziotti incaricati di risolvere i cosiddetti «casi freddi», delitti passati rimasti privi di soluzione. È proprio il cold case uno dei trope più diffusi nei thriller moderni. Risolvere casi rimasti per molto tempo nell’ombra è senza dubbio affascinante, trascina il lettore talvolta in due periodi storici diversi – che possono essere vicini o anche molto distanti – e ricostruisce vite sepolte, vicende dimenticate, talvolta sviscera vecchi errori commessi. Il cold case trope è centrale, ad esempio, nei romanzi di Joel Dicker L’enigma della camera 622 (La nave di Teseo, 2020) è l’emblema di tale tropeJoel, scrittore di successo, perde il suo editore e decide di concedersi una vacanza in un lussuoso hotel immerso tra le Alpi svizzere. Arrivato in albergo, si accorge dell’assenza della camera 622 e, quando scopre che quella stanza è stata teatro di un omicidio anni prima, inizia a ricostruire la verità. 

Il cold case trope si affianca spesso ad un altro espediente narrativo molto frequente nella narrativa thriller: la scomparsa di una ragazza. Sono milioni i thriller che pongono al centro dell’intreccio l’indagine sulla misteriosa sparizione di una giovane donna. Per questa variazione del cold case trope tornano in nostro soccorso i romanzi di Joel Dicker: citiamo il celeberrimo La verità sul caso Harry Quebert (La nave di Teseo, 2012) di cui abbiamo già parlato qui e ancora Il caso Alaska Sanders (La nave di Teseo, 2022) in cui lo scrittore Marcus Goldman si trova a dover indagare sulla morte, molti anni prima, della giovane Alaska Sanders, per cui un uomo è già in carcere. 

Se volessimo ampliare ancora il cold case trope potremmo aggiungere allo schema della ragazza scomparsa quello dell’assassino seriale. In questo schema si inserisce Il manoscritto di Franck Thilliez (Fazi editore, 2019): Léane Morgan, autrice anonima di bestseller, ha perso sua figlia, Sarah, quattro anni prima, rapita da un terribile serial killer e probabilmente assassinata, nonostante la mancanza di un corpo. Quando il suo ex marito e il padre di Sarah viene aggredito, Léane scopre che l’uomo sta indagando e, forse, ha scoperto qualcosa sulla fine della loro figlia. 

Domestic trope

Se, di recente, avete fatto un giro tra gli scaffali thriller della libreria, vi sarete imbattuti in titoli simili tra loro, che rimandano a concetti famigliari, casalinghi. Ciò accade perché sta prendendo sempre più piede il trope dei domestic thriller, romanzi interamente concentrati tra le mura domestiche, che inquietano il lettore perché lo mettono alla prova, mirano alle fondamenta della sicurezza personale, dell’intimità rendendo cupo, spaventoso, un ambiente che è considerato sicuro per antonomasia: la casa

L’emblema del domestic thriller è di certo 56 giorni di Catherine Ryan Howard (Fazi editore, 2025) romanzo che abbiamo letto a febbraio con il nostro gruppo di lettura (trovate qui l’approfondimento) e che vi ho già più volte consigliato. Rientra nel trope anche Nella casa dei segreti di Freida McFadden (Newton Compton editori, 2025), il secondo romanzo della trilogia di Millie. Dopo aver perso il lavoro, Millie è al settimo cielo quando il ricchissimo Douglas Garrick la assume come domestica. La casa di Douglas è bellissima, e lui ha solo una pretesa: non disturbare sua moglie, Wendy, che è malata e trascorre tutto il tempo chiusa nella sua stanza. Millie accetta, ma capisce ben presto che qualcosa in quella casa non va. Menzioniamo anche – perché Freida McFadden è quasi sinonimo di domestic thriller – il suo ultimo romanzo, L’inquilina.

Il domestic thriller si apre talvolta in direzione dei quartieri residenziali, contesti sicuri e protetti in cui case tutte uguali e persone all’apparenza tranquille fanno da sfondo a vicende terribili. Già in passato serie televisive come Desperate Housewives avevano mostrato i segreti nascosti dietro gli steccati bianchi, l’affermarsi dei domestic thriller ha portato ad una nuova concentrarsi su questi contesti. Shari Lapena è la regina di questo trope – accenniamo a Qui tutti mentono (Bollati Boringhieri) – ma noi ci spostiamo in casa Fazi editore con Una strada tranquilla di Seraphina Nova Glass (2025), uno dei romanzi più chiacchierati dell’ultimo periodo. Le protagoniste di questo romanzo sono vicine di casa, ma hanno vite molto diverse: Paige ha perso suo figlio ed è convinta che il colpevole riposi proprio tra le case di Brighton Hills, Cora assume Paige per scoprire se il marito davvero la tradisce e Georgia, la nuova vicina, è agorafobica e trascorre le sue giornate chiusa in casa con la sua bambina. Anche se di stampo un po’ diverso – più gotico che thriller – voglio consigliare Guida al trattamento dei vampiri per casalighe di Grady Hendrix che ho molto amato.

Then There Were None

@jekkiland

Prendete un gruppo di amici, riuniteli in un unico luogo – meglio se isolato e segreto – e aspettate che uno di loro, talvolta tutti, muoia. È un trope incredibilmente diffuso, che trova le sue radici all’interno della tradizione classica del romanzo giallo, e che qui denominiamo «Then There Were None» in onore del romanzo che gli ha dato i natali, Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (Mondadori, 2025). Dieci persone, dieci sconosciuti accomunati solo da un passato inquietante, si riuniscono in una enorme casa su un’isola sperduta. Al loro arrivo, un’assurda filastrocca per bambini traccia l’inizio del loro incubo. 

La natura dei gruppi che si riuniscono possono essere molteplici: se in Dieci piccoli indiani ad incontrarsi erano dieci sconosciuti con qualcosa di sinistro in comune, in Amicizia mortale di A.A. Chaudhuri (Newton Compton, 2026) a riunirsi in una villa arroccata sono tre coppie di amici e ancora in Dieci di Marine Carteron (Giunti, 2021) – che si configura come una sorta di moderno retelling del romanzo di Agatha Christie – è un escape game televisivo a rinchiudere dieci concorrenti in un’inquietante casa posta su un’isola disabitata. 

È decisamente più comune, però, che ad incontrarsi siano gruppi di amici o parenti: basti pensare al recente film Netflix Glass onion: Knives out, in cui la reunion di un gruppo di amici storici si trasforma in una cena con delitto, o anche alla recentissima uscita Fazi editore L’addio al nubilato (2026) di Camilla Sten, il rituale di un gruppo di amiche nasconde segreti e misteri.

Segreti di famiglia

Chiudiamo questo lungo elenco di schemi ricorrenti con uno dei miei trope preferiti, quello che i lettori amano perché indaga le fondamenta della nostra sicurezza: la famiglia. Uno dei trope più presenti nel mondo dei thriller indaga i segreti di famiglia, verità nascoste e piccole e grandi bugie che si concentrano nei nuclei che più dovrebbero farci sentire al sicuro. 

È il caso di La casa dei cadaveri di Jeneva Rose (Newton Compton editori, 2025), romanzo in cui tre fratelli che da anni non hanno alcun rapporto – Beth, Michael e Nicole – sono costretti a ritrovarsi nella casa della loro infanzia dopo la morte della loro madre. Nel riorganizzare gli effetti personali della loro famiglia, i fratelli rinvengono una videocassetta che coinvolge i loro genitori in un orribile segreto sepolto ormai da anni. Più leggero ma perfettamente inserito all’interno di questo trope – di cui forse potrebbe essere emblematico – è uno dei miei romanzi preferiti, Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno di Benjamin Stevenson (Feltrinelli, 2022) in cui molteplici omicidi rovinano la vacanza della famiglia Cunningham e ne rivelano tutti gli scheletri negli armadi (in tutti i sensi). 

Se vi interessa la psicologia dei rapporti famigliari vi consiglio Vendetta di famiglia di Natali Simmonds (Newton Compton editori, 2025), romanzo in cui le inquietanti vicende sentimentali malate di una madre e di una figlia si intrecciano e l’ancora più recente Love, mom di Iliana Xander (Longanesi, 2026) in cui una figlia infelice, alla morte della madre – che più che essere una mamma è Elizabeth Casper, scrittrice di bestseller – scopre quanti segreti la donna nascondeva.


Fermatevi ancora un istante, vi prego. Volevo segnalarvi che tutti – o quasi – i contenuti che vedete in questa sezione del blog li trovate anche sul mio profilo Substack dove ogni venerdì pubblico aggiornamenti e consigli di lettura. Grazie.