Per un omicidio spiritoso

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Viaggio tra i libri di Benjamin Stevenson


Gli approfondimenti d’autore vengono pubblicati come video sul mio profilo TikTok. Se vi va, vi invito seguirmi, mi trovate come @storieacolazione.


Non avrei potuto «inaugurare» la sezione dedicata ai viaggi letterari in modo migliore se non parlandovi di Benjamin Stevenson che si sta affermando, con la sua voce fresca ed ironica, nel panorama della narrativa gialla contemporanea.

Le notizie biografiche che lo riguardano scarseggiano – infondo è uno scrittore di gialli, in qualche modo anche la sua vita deve essere un mistero da svelare – persino sul suo sito web le informazioni sulla sua vita sono davvero pochissime. Stevenson nasce in Australia, luogo prediletto per i suoi romanzi, in cui ancora oggi vive. L’Australia è un territorio particolarissimo, mi affascina sempre molto: lo stampo culturale assolutamente britannico convive con un clima tropicale e con la forza, ancora prominente, delle tradizioni locali. La sua carriera, al contrario di quella di molti scrittori, inizia davanti al pubblico, non dietro allo schermo di un computer. Assieme a suo fratello James – i due sono gemelli identici – compone il duo The Stevenson Experience con cui viaggia per i teatri dell’Australia intera con spettacoli comico – musicali. Occasionalmente, però, Stevenson recita anche da solo: nelle interviste che rilascia ama sempre definirsi uno stand-up comedian.

In Australia Stevenson esordisce nel 2019 con il romanzo Greenlight (Penguin, 2019) che vince il Ned Kelly Award – un celebre premio letterario australiano, paragonabile al nostro premio Strega – per la crime fiction. Egli esordisce con un thriller: alla fine di questo articolo, quando imparerete a conoscerne la letteratura e lo stile, ne sareste sorpresi anche voi. Si tratta di un romanzo che strizza l’occhio ai grandi romanzi true crime della storia come A sangue freddo di Truman Capote.

Con il suo secondo romanzo, Stevenson si accinge a trasformarsi nello scrittore che conosciamo: sebbene il protagonista, Jack Quick, sia lo stesso di Greenlight, qui si inizia a respirare il paradosso, quell’aura un po’ ironica che ti porta a sogghignare poco prima che qualcuno venga eliminato: in Either side of midnight (Penguin, 2021) milioni di spettatori assistono in diretta al suicidio di un celebre presentatore televisivo eppure il fratello gemello dell’uomo – a Stevenson piacciono proprio i gemelli – sospetta che si tratti di omicidio. Stevenson, come ogni buon giallista che si rispetti, ama i romanzi in serie così decide di scrivere una dilogia che viene pubblicata – in un unico volume, molto spesso – nel maggio del 2024: i Twisty mysteries – Find us e Last one to leave – sono storie pazzesche e misteriose che ricordano un po’ Misery di Stephen King (Penguin, 2024).

Oggi, però, ci limiteremo ad approfondire il ciclo de I misteri di Ernest Cunningham, ovvero i romanzi che seguono le (dis)avventure di Ernest Cunningham, improbabile investigatore di Stevenson. Le opere che abbiamo appena descritto non sono state pubblicate in Italia, perciò ho repurato sufficiente accennarne.

Uccidere sì, ma con stile

Iniziamo finalmente a conoscere delle opere che possiamo stringere tra le nostre mani. Se, negli ultimi anni, vi è capitato di gironzolare un po’ tra gli scaffali delle grandi librerie, vi sarete senza dubbio imbattuti nelle storie di Ernest Cunningham. Sin da giovanissimo – è lui stesso a dirlo in molte interviste – Stevenson ha amato i gialli dell’epoca d’oro, quelli di Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, caratterizzati da un grande mistero che viene dipanato, come una matassa, da uno scaltro investigatore.

Quello che Stevenson mette in discussione, però, è quell’investigatore austero e distante dal lettore, un po’ come Hercule Poirot, un uomo capace di trovare la verità analizzando la scena la scena ma anche di tenerla stretta in tasca. Non dimentichiamolo: Stevenson viene dal genere thriller che pone l’indagine e il suo andamento tra le mani del lettore che ha il compito, da solo, di trascinarla avanti o di fare passi indietro. È proprio il coinvolgimento diretto del lettore che interessa Stevenson, un po’ come nei suoi spettacoli, no? Nella stand – up comedy è il pubblico a dare un imput di recitazione al lettore.

Le trame dei suoi romanzi sono pezzi di puzzle perfettamente incastonati tra loro: sono precise, ricche di indizi, di colpi di scena, di depistaggi e, come ogni buon giallo che si rispetti, di soluzioni sorprendenti ma perfettamente logiche. Il bello del giallo, infondo, è anche questo: possedere ogni singolo tassello eppure non capire mai nulla. A me capita spesso, e a voi?

I personaggi di Stevenson ricordano moltissimo quelli di Agatha Christie, perfettamente sfaccettati e interessanti. Egli costruisce personaggi umani, imperfetti, spesso troppo ancorati al loro passato o a relazioni famigliari malridotte e dolorose. Quello dellafamiglia è un tema molto ricorrente, si analizzano crepe e buchi neri proprio come in tutti i buoni romanzi gialli. Grazie al suo sistema dei personaggi, intricato ma profondo, i romanzi di Stevenson evolvono il comune concetto di mistero per delineare storie di legami difficili e fragilità emotive, sempre trattati con consueta ironia.

Piacere, Ernest

I tre romanzi di cui parleremo oggi rientrano in quella che, ad oggi, è una saga in sequenza. Per quelli di voi che non fossero pratici di termini librari, si parla di saga quando un gruppo di libri è accumunato da un filo conduttore che può essere di tipo diverso: un protagonista, un’ambientazione, un personaggio qualunque. Per quanto riguarda Stevenson, ho usato l’espressione «ad oggi» perché in Australia, nell’ottobre di quest’anno, uscirà un quarto volume dedicato alle avventure di Ernest Cunningham.

Ad accomunare i tre romanzi che stiamo per incontrare è – come in ogni buon ciclo dei romanzi gialli, mi verrebbe da dire – il personaggio protagonista nonché narratore della vicenda, Ernest Cunningham. Iniziando a parlare di Ernest già sorrido. Dimenticate i baffoni di Poirot e quell’aura da uomo vissuto, cancellate i ragionamenti astrusi ma superiori di Sherlock Holmes ma lasciate da parte anche le decisamente più moderne macchinazioni del commissario Montalbano. Ernest Cunningham è uno di noi, un uomo comune, anzi un malcapitato che, a causa di una serie di sfortunati eventi, si è trovato coinvolto in crimini che sembrano riguardarlo da vicino. Innanzitutto, Ernest non è un investigatore, non ha alcuna competenza per poter intraprendere indagini. Per vivere, Ernest scrive manuali su come scrivere libri, in particolare gialli, ma non ne ha mai scritto uno.

Per questo conosce i crimini nella teoria, ma nella pratica è goffo, impacciato, disattento. Il modo metanarrativo in cui, all’interno dei romanzi, il nostro Ernest si rivolge al lettore richiama moltissimo le guide che scrive: si rivolge direttamente al lettore, rompe la «quarta parete» e commenta le sue vicissitudini in modo ironico e consapevole. Si dichiara un narratore affidabile, è infatti molto onesto: non nasconde i suoi limiti ma anzi li espone con grande autoironia, avvisa il lettore di omissioni volontarie e crea un’innovativa suspence consapevole, in cui avvisa il lettore che qualcosa, a breve, accadrà. È anche questo – forse bizzarro, di sicuro divertente – modo di comunicare che rende la lettura un’esperienza attiva e complice in cui il lettore stesso è chiamato a collaborare con Ernest nella risoluzione del mistero.

Tutti – ma proprio tutti – sono assassini

Il primo romanzo che affrontiamo oggi – nonché il primo volume di questa trilogia – è Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno (Feltrinelli, 2022). Vi ricordo che se volete approfondire questo romanzo trovate qui  il link dell’articolo.

In questo romanzo il nostro Ernest Cunningham si trova incastrato in una riunione di famiglia sulle montagne innevate. L’occasione è molto particolare: suo fratello Michael sta per uscire di prigione. Il problema, però. è che a contribuire all’arresto di Michael è stato proprio Ernest. Inoltre, tutti i membri di quella bizzarra famiglia sembrano nascondere oscuri segreti. Poco dopo l’arrivo di Michael al resort, però, il cadavere di un uomo viene rinvenuto e la polizia inizia ad indagare. Alle indagini ufficiali, però, si affiancano quelle di Ernest che è intenzionato a scoprire la verità prima che sia troppo tardi.

Parlare di questo romanzo evitando gli spoiler è molto complicato, ma potremmo iniziare parlando della famiglia Cunningham. I Cunningham non sono di certo una famiglia come le altre: altolocati, allargati, critici hanno in comune solo un dettaglio, quello di – come dice il titolo stesso – aver ucciso tutti qualcuno.

I Cunningham sono una famiglia allargata, l’improbabile gruppo di individui è un’accozzaglia di personalità differenti, dalle più cupe alle più eccessive. L’abbiamo detto in ogni modo: tutti i Cunningham hanno ucciso qualcuno. Anche, però, prescindendo dai reati che compiono, i morti sembrano circondarli: a partire dall’uomo che Michael è accusato di aver ucciso, passando per la morte del padre del signor Cunningham – che forse non è stata proprio un incidente – fino ad arrivare al cadavere misterioso che viene trovato nella neve, poco lontano dallo chalet. Quell’uomo ha le vie respiratorie ostruite dalla cenere, esattamente come le vittime di omicidio, ma non ha alcuna ustione sul corpo. Man mano che la narrazione procede, i cadaveri affiorano come fossili. Appartengono al passato, ad un mondo altro, a qualcosa che nessuno conosce. Insieme ai morti affiorano i segreti: e se, oltre agli omicidi certi, vi fossero altri corpi nascosti?

L’Orient Express, in confronto, era tranquillo

In questo secondo romanzo della trilogia, Tutti su questo treno sono sospetti (Feltrinelli, 2024), conosciamo un Ernest Cunningham del tutto nuovo: quello della fama, del successo, ma anche l’uomo insicuro che era all’inizio delle sue avventure. Egli dubita del proprio talento di scrittore, si sente inferiore agli altri e, con questo, mette in gioco anche il suo talento d’investigatore, preoccupato per l’indagine.

Il romanzo – verità di Ernest Cunningham è un grande successo, l’uomo si è affermato come un grande scrittore di gialli. Per questo viene invitato ad un’occasione imperdibile: un tour itinerante che attraversa l’Australia a bordo di un treno dedicato per visitare alcuni festival dedicati al giallo. Su quel treno imperdibile convivono passeggeri comuni e celeberrimi giallisti. Ernest accetta, anche perché è assolutamente privo d’ispirazione, così sale assieme alla sua compagna, Juliette, a bordo del Ghan, pronto ad attraversare l’Australia. Lo sappiamo ormai, la morte segue Ernest Cunningham ovunque vada, e durante uno degli incontri del festival, uno scrittore muore. Risolvere il caso, questa volta, non sarà affatto facile. Come può esserlo se tutti i sospettati sono esperti di omicidi?

Ancora prima di leggere il romanzo, è evidente il richiamo ad Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Anche questa volta ci troviamo sopra un treno, un grande cliché per il romanzo giallo. Persino la stessa Agatha Christie riutilizza quest’ambientazione nel decisamente meno conosciuto Il mistero del treno azzurro.  Il treno, inoltre, è immerso nel nulla, proprio come l’Orient Express: se quest’ultimo si ferma in mezzo ad una tormenta di neve, qui siamo in Australia, della neve non c’è nemmeno l’ombra, ma abbiamo distese di sabbia desertica. Sull’Orient Express tutti i passeggeri potevano essere egualmente colpevoli, ma erano le coincidenze a permettere questo sospetto: nessuno, all’apparenza, aveva legami con la vittima. Qui tutti i passeggeri, invece, conoscevano la prima vittima – non voglio darvi altre anticipazioni oltre questa – e in molti la detestavano. Infondo, la fama porta sempre con sé ammiratori e osteggiatori.

Anche in questo caso, non farespoiler è davvero complicato, ma uno dei temi che, a mio parere, è più interessante in quest’opera è quello del diritto d’autore e, più in generale, del talento letterario. Lo incontriamo sin dalle prime pagine, quando Ernest dubita delle sue capacità di scrittura perché ha perduto l’ispirazione: il lavoro di Ernest è inevitabilmente connesso all’omicidio e questo rende l’autore perplesso, infelice, teme l’idea che per permettere alla sua penna di lavorare servano altri morti. I personaggi del romanzo, inoltre, sono quasi tutti scrittori: temi come la composizione di opere, l’equilibrio tra scrittura e vita, il successo e l’ispirazione sono per loro all’ordine del giorno.

Il lato oscuro della magia

Il terzo volume dedicato alle avventure di Ernest Cunningham non è solo un romanzo godibilissimo, ma anche una geniale trovata di marketing: uscito nel dicembre del 2024, Tutti hanno dei segreti a Natale (Feltrinelli, 2024) è progettato per somigliare ad un calendario dell’avvento in cui ogni capitolo – ventiquattro in tutto – fornisce un tassello per la risoluzione del mistero.

Ernest Cunningham riceve una telefonata nel cuore della notte: è la sua ex moglie, Erin, che lo chiama da una cella della prigione. È stata accusata di aver assassinato il suo compagno, il celebre uomo d’affari Lyle Pirce. Le modalità dell’assassinio sono brutali ed Erin non ha un alibi, era in casa al momento dell’omicidio. Erin prega Ernest di scoprire la verità per lei, e questo lo porta ad indagare sul celebre mago Ryan Blaze e sul retroscena del suo spettacolo di magia. Questa piccola storia – ben più breve delle altre – è però una delle più intricate: un omicidio conduce ad un mistero decisamente più ampio che a sua volta sviscera terribili segreti dei protagonisti. Torna poi uno dei personaggi più amati del primo romanzo: è lo stesso Stevenson a dire che non si sarebbe mai potuto aspettare il successo del personaggio di Erin che lui aveva sempre immaginato come negativo.

Qui torna in una veste del tutto nuova: da ironica femme fatale del primo romanzo, contesa tra due uomini che l’hanno troppo amata, qui si trasforma in una vittima di complotto, dimessa perché sospettata di un atto terribile. Torna poi – e, a mio parere, è uno degli elementi più interessanti – il duo Erni – Erin che nel primo romanzo (per essere più precisi, nei ricordi del nostro Ernest) faceva spumeggianti scintille. A non apparire prettamente positivo – e, devo dire, io non me ne dispiaccio – è il personaggio di Juliette, futura moglie di Ernest, che già era stata ridimensionata nel romanzo precedente. Non manca, ovviamente, un riferimento alla magia e ad un mondo enigmatico ma affascinante: infondo, natale e magia vanno sempre di pari passo.


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