Marceau Miller


Einaudi, 2025

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Il 21 ottobre, giorno della sua uscita, sono corsa alla porta quando il corriere ha citofonato portandomi la nuovissima uscita di Einaudi, Il romanzo di Marceau Miller. Era davvero da tanto tempo che non attendevo così un romanzo in uscita, fremevo al pensiero di iniziare a leggerlo. Tutto sembrava perfetto: avevo calcolato le mie letture al millimetro per lasciare spazio a questo romanzo, avevo il giusto mood ed ero felicissima di iniziare questo viaggio che si prospettava perfetto per me. Aspettative troppo alte, direte voi. Mi sento di darvi ragione, ma le premesse presenti sul profilo Einaudi– mi impegnerò in fase di editing per mettere l’immagine qui accanto, così capite che non sono pazza io – sembravano essermi cucite addosso.
Eppure mi sento, ad oggi, terribilmente disillusa. Ma sulle premesse torneremo alla fine di questo articolo. Iniziamo adesso, invece, a sviscerare la verità dietro Il romanzo di Marceau Miller, dietro le mie perplessità, dietro ciò che non mi ha convinta fino in fondo. Per questo romanzo, inoltre, ho voluto fare un piccolo esperimento: ho scritto questo articoloun po’ work in progress, durante la lettura, come una sorta di diario di viaggio delle mie impressioni. Spero vi piaccia ugualmente. Cominciamo, che ne dite?
Trama
Eppure mi sento, ad oggi, terribilmente disillusa. Ma sulle premesse torneremo alla fine di questo articolo. Iniziamo adesso, invece, a sviscerare la verità dietro Il romanzo di Marceau Miller, dietro le mie perplessità, dietro ciò che non mi ha convinta fino in fondo. Per questo romanzo, inoltre, ho voluto fare unpiccolo esperimento: ho scritto questo articoloun po’ work in progress, durante la lettura, come una sorta di diario di viaggio delle mie impressioni. Spero vi piaccia ugualmente. Cominciamo, che ne dite?
Cosa è accaduto a Marceau Miller?
L’intero romanzo ruota un po’ intorno a questa domanda: chi era, davvero, Marceau Miller?


Uno scrittore di immenso successo, un amico, un padre presente, un marito innamorato, un uomo turbato dai fantasmi di un passato orribilmente cupo. Nessuno sembra averlo conosciuto davvero, sembra essere riuscito a comprendere la sua vera natura. Molto di frequente, nella storia, Sarah ripete di non aver mai davvero conosciuto Marceau a causa dei suoi molti segreti e ciò sembra più volte essere confermato dai suoi amici più intimi. Ciò, però, mi ha portata a chiedermi se, in realtà, Sara non l’avesse conosciuto nelle cose importanti, nel suo essere un marito capace di amare e un padre presente, uno scrittore di talento e un amico fedele. Oltre che – ed è stata la mia percezione sin dalla prima pagina – un fratello terribilmente disperato.
Il tema del lutto
È evidente che uno dei temi principali di questo romanzo sia il lutto. La protagonista femminile, Sarah, non che elemento centrale della storia, vive la morte del marito, Marceau, un trauma incomprensibile e doloroso.


In questo romanzo il lutto non è patinato, non è uno stereotipo, è lo scontro con l’umana natura della morte, con l’incapacità di andare avanti, con la stasi, e con tutto ciò che di orribilmente doloroso si lega ad esso. Sarah non è solo triste, è disperata, è la disperazione è mutaforma, sa indossare panni diversi, abiti diversi: si tinge del rosso di una rabbia incontrollabile, si abbiglia di sciattume e noncuranza, trova la forza nell’alcol e negli incubi. Il lutto di Sarah, quel dolore profondo che le lacera l’anima, la rende, almeno inizialmente, incompresa agli occhi del lettore che qui veste i panni dello spettatore, di chi la guarda da fuori, senza affrontare il suo stesso dolore. Sarah crede di non poter trovare conforto in nessuno, nemmeno in quell’amica su cui per tutta la vita aveva fatto affidamento né su quelli che per decenni ha considerato i suoi compagni di viaggio. Al lutto e al dolore fa spazio il senso di colpa, l’incapacità di portare avanti il proprio ruolo di madre con tutto ciò che esso comporta, la sensazione di non cavarsela «abbastanza bene», di non essere all’altezza di portare avanti una vita in cui Marceau non c’è.
Il rapporto con il paesaggio
È senza dubbio interessante il legame che i personaggi intrecciano con gli elementi naturali. A fare da sfondo alle vicende narrate sono gli sconfinati paesaggi che circondano il lago Lemano, un luogo che sembra favolistico e al contempo indomabile.


Il suo rapporto con la natura, con la l’altezza delle montagne, con il lago profondo e con i sentieri impervi è uno dei primi elementi che Marceau rivela il lettore nella descrizione di Sarah. Conoscendo, inoltre, la storia narrata dal punto di vista di Sarah, notiamo come per lei rapportarsi con l’elemento naturale, con quei paesaggi che le sono sempre appartenuti, con quella casa circondata dalla natura, sia quasi più importante che rapportarsi con gli esseri umani. Anche Marceau – per quanto ancora disconoscere la natura – ne è affascinato quasi allo estremo, tanto da sfidarne le origini, da connettersi ad essa solo attraverso prove pericolose. Sembra essere anche la natura, almeno all’inizio del romanzo, il nemico della vicenda, perché è proprio quella sconfinata natura ha configurarsi come sottrazione, come la cosa che, in qualche modo, ha privato tutti della cosa più importante senza mai restituirla.
Il personaggio di Sarah Miller
Ho trovato Sarah una narratrice decisamente controversa. Per gran parte del romanzo l’ho detestata, nonostante l’estremo sforzo che ho cercato di fare per capirla. Mi sono impegnata per comprenderne il lutto e le sfaccettature, traumi e dolori, ma nonostante questo il sentimento altalenante nei suoi confronti ha, per me, molto rallentato il procedere della storia. L’ho considerata a tratti fastidiosa, a tratti isterica, a tratti incomprensibile e non sono riuscita – ribadisco però il mio sforzo – ad empatizzare con lei che mi è parsa, il più delle volte, impossibile da capire.


Mi è risultato invece più semplice entrare in connessione con Marceau, con il non – personaggio di questa vicenda, con colui che è presenza e assenza. Marceau diventa narratore solo attraverso il testo del suo manoscritto che il lettore conosce ancora prima dei personaggi della storia. Non si può parlare, in questo caso, di narratore inattendibile: per quanto la vita di Sarah sembri delirante dopo la morte del marito, il lettore capisce quanto il suo resoconto dei fatti sia autentico, privo di menzogne.
Percepire però la versione di Sarah porta il lettore a chiedersi cosa lei voglia omettere: non parlo di bugie – forse davanti a tutte quelle di Marceau Sarah non vuole dirne altre – ma di volontarie omissioni, di cancellazioni di piccoli dettagli. Sarah, ad esempio, non parla mai di quanto accaduto a Jade, ciò che conosciamo sulla vicenda arriva solo dalle parole del manoscritto. A Sarah, nel ruolo di narratrice, si alterna anche Karen, la sua migliore amica, di cui sinceramente mi è sfuggita la funzione: ho provato a pensare che si trattasse di una sorta di contrappunto di Sarah, una figura che rappresentasse l’elemento razionale perché estraneo alla vicenda – se si seguono le premesse, Karen non conosceva molto bene Marceau e non aveva mai incontrato Jade – ma in seguito lei si rivela decisamente coinvolta, demolendo tutte le convinzioni del lettore e rendendo i suoi racconti, forse, un po’ superflui.
Le mie considerazioni
Divido le mie considerazioni in due parti, come sarebbe doveroso fare. A caldo, al termine di una lettura che ho portato avanti per giorni, posso dire che questo romanzo che tanto avevo atteso mi ha lasciata assolutamente tiepida. Si tratta di un romanzo sul peso dei segreti, su come castelli di bugie possono sconvolgere l’andamento degli eventi, su quanto un dettaglio, un non detto, possa cambiare il finale di una storia. Mi sento di consigliare questo romanzo? Con qualche riserva.


Se non amate particolarmente i thriller incalzanti e ad essi preferite i giochi mentali, questo romanzo è perfetto per voi. Però cavolo, io sono davvero dispiaciuta. Le premesse di Einaudi un po’ alla Strani disegni avevano costruito in me un castello di aspettative, brutalmente deluse anche al termine di questa lettura.
Considerazioni, invece, a freddo. Passato qualche giorno dalla fine della mia lettura, resto dell’opinione finale: che delusione questo romanzo. Mi ha ricordato, riflettendoci un pochino, un altro romanzo che ho letto quest’anno e che mi aspettavo mi sarebbe piaciuto, Almeno tu di Carlo Lucarelli. Sono due romanzi con lo stesso ritmo, più lento e riflessivo che incalzante, e con finali scioccanti che sconvolgono il lettore che, probabilmente a causa della scelta autoriale dietro la narrazione, non se lo aspettava. Non si tratta di certo di quei thriller impossibili da poggiare tanto che, persino io, ho impiegato quasi una settimana per terminare questo libro.
Il progetto di marketing
Ho deciso appositamente di lasciare il problema editoriale di questo romanzo al termine di questo articolo, perché sono convinta che esse non inficino sulla qualità del romanzo.
Venduto in tutte le librerie e sulle pagine social come un thriller che tiene incollati alle pagine, io mi sono lasciata convincere dalle premesse – come ho detto all’inizio – riportate dalla pagina Instagram della casa editrice Einaudi prima dell’uscita.


L’impresa di marketing reca su Instagram la frase che potete leggere, insieme ad una presentazione che suona davvero accattivante. Complimenti ad Einaudi, devo dire. Come potevo, con queste premesse, non acquistare questo libro? Il dio dei boschi di Liz Moore è stato uno dei libri più sconvolgenti che io abbia letto nel 2024, Joel Dicker è in assoluto uno dei miei autori preferiti e, sebbene io non abbia visto Anatomia di una caduta, è presentato come uno dei film più acclamati dalla critica.
È seguita una recensione entusiastica proprio del nostro Carlo Lucarelli – una delle personalità che io più venero – grandissimo autore di gialli, che lo definisce «un gran bel thriller pieno di cose forti in cui perdersi fino alla fine». Devo dirvi, però, di non lasciarvi ingannare da queste premesse, questa volta Einaudi non ha fatto centro, sono vere solo in parte. Di certo, sono un’ottima trovata di marketing che hanno permesso al romanzo di vendere moltissimo già nel giorno della pubblicazione. Ho riconosciuto – anche se, devo dirlo, molto velatamente – la somiglianza con Il dio dei boschi perché si tratta di due romanzi che, pur ponendo al centro un mistero da svelare, scelgono un lento incedere della narrazione affiancando alla vicenda misteriosa lunghissime riflessioni e interruzioni.



La differenza, però, sta nel fatto che Il romanzo di Marceau Miller non ha la stessa qualità stilistica del romanzo di Liz Moore, e inoltre la trama de Il dio dei boschi si sposa, a mio parere, meglio con questa modalità narrativa e l’alternarsi un po’ più costante dei punti di vista – che comprendono poi quello dei detective, fondamentale nei romanzi del genere – rendevano quei momenti un po’ più riflessivi decisamente più coinvolgenti. In Il romanzo di Marceau Miller il più o meno unico – o comunque più prorompente – punto di vista di Sarah rende tutto decisamente più piatto e, inoltre, il caso misterioso alla base non è, a mio parere, entusiasmante come quello scritto da Liz Moore. Manca poi, in questo romanzo, una vera e propria indagine: le forze dell’ordine sono qui viste come personaggi negativi sin dalla prima descrizione dell’investigatore Delmas che immediatamente si contrappone a Sarah.
Se, invece, siete fan della letteratura di Joel Dicker, fermatevi e non acquistate questo romanzo. Una delle prerogative, a mio parere, più forte della narrativa di Dicker è l’elemento page turning, la capacità con cui nelle sue mani storie chilometriche (nell’articolo dedicato su questo blog trovate anche le statistiche sulla sua letteratura) diventino romanzi da divorare in pochi giorni. Si tratta di storie travolgenti, capaci di incollare il lettore alle pagine, in grado di spingerlo a portare con sé veri e propri libri – mattone, e a non staccarsene nemmeno per dormire. Il romanzo di Marceau Miller, invece, non ha questa prerogativa. È un romanzo relativamente piccolo – poco più di duecento pagine – eppure immensamente complesso, a tratti persino molto lento, in cui il procedere delle indagini svolte da Sarah tarda ad arrivare o, quantomeno, ad essere compreso dal lettore. Inoltre – e qui ribadiamo un problema già esposto – manca un Marcus Goldman. I più celebri romanzi di Dicker trovano linfa vitale nella figura di Marcus Goldman, falso detective dalla spiccata capacità investigativa e, soprattutto, narratore efficacissimo. È davvero difficile trovare nei romanzi qualcuno bravo come Marcus Goldman nell’inserire il lettore nella storia, ma qui un narratore bravo manca quasi del tutto.
Per concludere, come ho già detto non ho visto il film Anatomia di una caduta, uscito nelle sale nel 2023, e sono certa che questo romanzo gli assomigli nelle premesse. Per chi, come me, non conoscesse il film, sappiate che inizia con una scrittrice un po’ solitaria, Sandra Hüller, e con la morte all’apparenza accidentale del figlio. Anche se, è evidente, le premesse siano molto simili, anche in questo caso si differenziano le modalità narrative:Anatomia di una caduta si svolge quasi integralmente tra l’aula di tribunale e la sala interrogatori, due luoghi che permettono di sviscerare la psiche dei personaggi coinvolti proprio mettendoli faccia a faccia con chi li inquisisce. Il romanzo di Marceau Miller, invece, prediligendo una dimensione naturalistica, fa passare in secondo piano la psicologia dei personaggi che sembrano più spinti all’azione che al pensiero, Sarah soprattutto.
⏰ Congratulazioni! Hai dedicato 9 – 14 minuti alla lettura di questo articolo.
Grazie, spero davvero che ti sia piaciuto. Se vi va di seguirmi, vi aspetto sui miei profili social.

