Dove il male riposa

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Viaggio nella letteratura di Stefano Nazzi


Gli approfondimenti d’autore vengono pubblicati come video sul mio profilo TikTok. Se vi va, vi invito seguirmi, mi trovate come @storieacolazione.


Dal 2021, Stefano Nazzi è conosciuto per essere la voce nascosta dietro il podcast Indagini, prodotta da Il Post, e per diffondere nelle case di milioni di italiani «storie di cronaca, di cronaca nera e di cronaca giudiziaria». 

In pochi, però, conoscono realmente la personalità di Stefano Nazzi, in pochi vanno oltre i quaranta minuti d’Indagini. Prima di essere semplicemente una voce calda e rassicurante, Stefano Nazzi è un giornalista poliedrico, capace di giostrarsi tra diversi argomenti, e uno scrittore e divulgatore, convinto che le storie debbano essere conosciute da tutti. Se siete disposti ad andare oltre, a scoprire lo scrittore dietro il microfono, vi invito a continuare a leggere questo articolo in cui oggi analizzeremo i testi di divulgazione pubblicati da Stefano Nazzi in questi anni, menzioneremo – anche se solo in parte, non è certo compito mio – il suo percorso lavorativo e televisivo. 

Milanese d’adozione e per sempre – dopo essere nato però a Roma – Stefano Nazzi ha oggi 64 anni. Inizia la sua carriera destreggiandosi tra articoli di finanza per MF Milano Finanza e turismo per Bell’Europa. Nel 2002 inizia a collaborare con la scrittrice Daria Bignardi – che ha oggi un interessantissimo podcast sui libri che vi segnalo – quando assume la carica di vicedirettore del giornale Donna. Approda alla cronaca nera – di cui oggi è l’indiscusso imperatore – nel 2004, quando inizia a lavorare per il quotidiano Gente, in cui resterà per diciotto anni

Lascia infatti Gente nel 2021 quando inizia ad occuparsi di un progetto gigantesco. Quando Francesco Costa – talentuosissimo giornalista e oggi direttore de Il Post – idea questo podcast che sembra fatto su misura per lui, Stefano Nazzi non può fare altro che accettare. In Indagini Stefano Nazzi ha l’obiettivo di raccontare il percorso investigativo e processuale dietro alcuni casi di cronaca celebri e non, fornendo un’analisi di come gli eventi siano interpretati dai media. 

La carriera letteraria

sordisce nella narrativa nel 2011 quando Editori Laterza decide di inserire la sua prima opera letteraria all’interno della sua collana di saggistica. Il passo verso Mondadori è però molto breve, e la sua carriera letteraria si associa alla collana Strade blu, dedicata alla non – fiction che vanta, già da anni, la presenza di autori ditrue crime come Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi. 

Tra qualche istante inizieremo ad addentrarci tra i saggi in cui Stefano Nazzi racconta i demoni dell’umanità, ma prima dobbiamo fermarci per fare una piccola premessa. È importante ricordare che i titoli di Stefano Nazzi sono saggi di cronaca nera, e che per questo si rivolgono ad un pubblico adulto e preparato a leggere storie di questo tipo. Per assicurarmi, dunque, che leggiate questi libri con consapevolezza, alla fine della piccola parte dedicata ai contenuti delle opere menzionerò – riprendendoli dai rispettivi indici – i casi approfonditi all’interno. 

In questo modo potrete scegliere l’opera che più vi interessa. Se siete appassionati di cronaca nera, avete il cosiddetto «stomaco forte», vi invito ovviamente a recuperare tutte queste opere, Stefano Nazzi è un narratore meraviglioso. In questa sede, ovviamente, non racconteremo in modo approfondito tutte le storie che trovate all’interno delle opere di Stefano Nazzi. Mi limiterò a scrivere qualche paragrafo riassuntivo dei contenuti delle singole opere, utilizzando come fonte – in modo che anche per voi lettori sia più agevole – le informazioni presenti sul profilo Instagram di Stefano Nazzi. Menzionerò alcuni mezzi che potranno essere utili per approfondire queste storie prediligendo quelli realizzati con il contributo del nostro stesso Stefano Nazzi (cosa siamo qui a fare, altrimenti?). Iniziamo.

Kronaka

Possiamo affermare che con questa sua prima opera, nel 2011, Stefano Nazzi anticipa indagini. Come cita il sottotitolo scelto, Kronaka è dedicato al «viaggio nel cuore oscuro del Nord», a casi italiani avvenuti nel nord della penisola. 

Su quest’opera devo fare un appunto. La quarta di copertina riportata su molti siti online – come, ad esempio, quello di Feltrinelli – non rende pienamente giustizia alla natura saggistica di questo libro, che appare come una storia unica e inventata. Quello che Stefano Nazzi fa con questo libro entrare nelle case, nei piccoli paesi, in tutte quelle realtà in cui tutti si conoscono e in cui non succede mai niente. Si pone interrogativi, risponde a quelle domande che forse ci facciamo tutti: che cosa spinge ragazzi e ragazze, giovani, persone comuni, ad atti di orribile violenza?

Quest’opera – che, sono convinta, ha ottenuto un riconoscimento troppo basso – è un’inchiesta giornalistica che si concentra su cosa si nasconde dietro all’apparente normalità di una vita. Se dovessi menzionare titoli del tutto diversi (in quanto opere di narrativa) con lo stesso sentimento alla base citerei Una strada tranquilla di Seraphina Nova Glass) Avete capito il mood? Ecco, se vi piace interrogarvi sulle reali sedi del male, su come possa nascondersi dietro porte chiuse e case perfette, questo è il libro giusto per voi. 

In quest’opera, Stefano Nazzi affronta i casi di: 

  • Chiara Poggi, assassinata a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007.
  • Bestie di Satana, una setta che a Somma Lombarda, nel varesino, assassinarono tre loro coetanei e membri del gruppo. 
  • Suor Laura Mainetti, brutalmente e insensatamente assassinata da tre ragazzine di Chiavenna, non lontano da Sondrio. 
  • Desirée Piovanelli, quattordicenne uccida a Leno, nel bresciano. 
  • Guido Pelliciardi e Licia Comin, una coppia di custodi uccisi in provincia di Treviso.

Queste sono le piccole comunità che Stefano Nazzi affronta all’interno della sua opera, che culmina però con due casi di cronaca che riguardano due grandi città del nord, Verona e Milano: con le scelta di due grandi centri urbani, Nazzi 

Il volto del male

Risale al 2024 l’esordio di Stefano Nazzi con Mondadori. Rimanendo sempre fedele a sé stesso e al modo con cui sceglie di approfondire la cronaca nera, Stefano Nazzi sceglie una raccolta di storie molto diverse tra loro ma legate da un unico filo conduttore: demolire l’insensata idea del raptus omicida e della follia come movente. 

Vogliamo convincerci che esistano i raptus, che siano solo i pazzi ad uccidere, usiamo questo come scusa per ignorare il fatto che esistono, semplicemente, persone malvagie. In quest’opera, di più ampio respiro rispetto a Kronaka, Stefano Nazzi ci racconta dieci storie di individui diversi che hanno conosciuto il male e che possono essere usati ad emblema, come immagini rappresentative. Senza contraddirsi, Stefano Nazzi sceglie solo casi italiani, abbracciando sempre di più quello che sarà il presupposto di Indagini.

Alcuni ricercatori individuano l’origine del male nel cosiddetto fattore D, il «fattore dark». È una sorta di lato oscuro, diverso per ognuno ma accomunato da un’unica radice, uguale per ogni individuo, che risiede nella tendenza a massimizzare la propria utilità individuale, ad esagerare nel credersi invincibili

Il fattore D porta anche ad un eccessivo egoismo, al pensare solo a sé stessi e ai propri obiettivi. Il fattore D si nutre del nostro egoismo, del modo in cui vogliamo il nostro bene anche a discapito di quello degli altri. Sono stati molti gli studiosi che hanno tentato di catalogare, per gradi, il maleMichael Stone, un celebre psichiatra forense americano, identifica ventidue livelli di malvagità che creano una scala, una piramide, sulla capacità di fare del male agli altri. Il libro si interroga, attraverso le storie, su chi è capace di fare del male. In Il volto del male troviamo alcuni casi già presenti all’interno del primo libro, Kronaka, come l’omicidio di suor Laura Minetti e il caso delle «Bestie di Satana», ma ad essi sono affiancate altre storie, anche più terribili, se possibile:

  • Affronta i casi di serial killer italiani come quelli di Luigi Chiatti – conosciuto come il mostro di Foligno, assassino di due bambini – di Gianfranco Stevanin, il mostro di Terrazzo, omicida di sei donne e di Donato Bilancia, responsabile dell’omicidio di diciassette persone.
  • Analizza la figura di Angelo Izzo, uno dei responsabili del massacro del Circeo e di altri reati. 
  • Si occupa di delitti efferatissimi come quello di Gloria Rosboch, vittima di uno dei suoi studenti, e di Roberto Succo, omicida dei suoi genitori.
  • Studia alcuni casi di semi terrorismo come quello della «coppia dell’acido» e della coppia Ludwig

In questa opera, decisamente più complessa della precedente, si articolano casi molto diversi che però compongono la storia criminale del nostro paese, con tutte le sue più inquietanti sfaccettature.

Canti di guerra

Se siete dei fedelissimi de Il Post, saprete che esiste anche un podcast parallelo, Altre indagini, in cui le vicende di cronaca narrate sono più politiche, meno di massa. Canti di guerra è un’opera molto più specifica rispetto alle altre che, anche per questo, forse si rivolge ad un pubblico un po’ meno ampio. È un’opera che affronta una storia nera, di sangue, che racconta di morti efferate e terribili tradimenti, ma anche – e forse soprattutto – di potere. In questo libro più complesso, Stefano Nazzi ricostruisce – con il suo storico storytelling e uno stile intenso e incalzante – la vita degli uomini nascosti dietro i criminali, focalizzandosi sulle orribili ombre che li hanno resi tali. 

Secondo quanto riportato da Stefano Nazzi in questo volume, Milano, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, era una città estremamente violenta, si contano oltre 140 omicidi ogni anno. In questo clima oscuro e violento, si incrociano le vite e le vicende giudiziarie di tre banditiFrancis Turatello, detto «faccia d’angelo» mosso solo da un grandissimo desiderio di potere; Renato Vallanzasca, conosciuto come «il bel René», un rapinatore considerato anarchico che voleva essere sempre il centro dell’attenzione e Angelo Epaminonda, il «tebano», un gangster un po’ alla vecchio west, feroce e senza scrupoli. 

Predatori

Nel suo ultimo libro, Predatori, Stefano Nazzi analizza il fenomeno denominato «epidemia dei serial killer» secondo cui, tra gli anni ’70 e gli anni ’90 negli Stati uniti, si registrò un’altissima concentrazione di assassini seriali. Nell’opera indaga le ragioni che hanno causato tale «epidemia» ma soprattutto, attraverso le orribili storie dei più celebri assassini seriali, tenta di formare la coscienza collettiva per poter, in qualche modo, evitare che una sciagura simile ricapiti. Se siete interessati, a questo bellissimo libro ho dedicato un approfondimento sulla mia newsletter contenente alcuni degli insegnamenti che si possono imparare dalle storie qui raccontate.

serial killer non sono tutti uguali, negli anni ’80 l’FBI – l’unità di analisi comportamentale – ha diviso gli assassini seriali in due macro categorie: si parla di serial killer disorganizzati e serial killer organizzati. Il serial killer organizzato pianifica con cura i delitti, sceglie le vittime e le armi, ripulisce la scena e mantiene una vita sociale normale. Intelligente e controllato, ama sfidare gli investigatori e attirare l’attenzione dei media. Arrestato e sottoposto a perizia, l’assassino organizzato è capace di intendere e di volere. 

Il serial killer disorganizzato agisce d’impulso, scegliendo vittime casuali e lasciando scene del crimine caotiche. Vive isolato, è ansioso e immaturo, con intelligenza nella media e frequenti disturbi psichici. Ha scatti di violenza incontrollata, un lavoro poco qualificato e non riesce a pianificare né il delitto né la fuga. È decisamente più semplice da catturare.

  • John Wayne Gacy, conosciuto come il «killer clown» che colpì nella provincia di Chicago assassinando trentatré ragazzi. 
  • Ed Kemper, il «killer delle studentesse» che assassinò otto persone a Santa Cruz, California.
  • David Berkowitz, il «figlio di Sam» che terrorizzò New York tra l’estate del ’76 e quella del ’77.
  • BTK, alias di Dannis Rader, uno dei più feroci e controllati assassini seriali della storia. 
  • Aileen Wournos, una delle poche donne serial killer conosciute. 
  • Ted Bundy, il serial killer per antonomasia.

Questo libro – a mio parere il più complesso – dimostra pienamente le capacità di Stefano Nazzi come narratore: anche privandolo del ruolo di storyteller e di voce di Indagini, egli dimostra un talento indiscusso nell’affrontare, con competenza, le storie più orribili dell’umanità. 


Grazie di aver dedicato il vostro tempo a questo articolo. Se vi va di seguirmi, vi aspetto sui miei profili social.